Parliamo di siti web delle case editrici, ormai strumento consolidato per la comunicazione, la propagazione delle informazioni e, molte volte, anche per la vendita.
Navigando sul web se ne vedono di tutti i colori, a tale riguardo spero che il sito di narrativa nuova sia di vostro gradimento. Ho visto siti belli, graficamente piacevoli da vedere ma sopratutto facili da navigare.
Ma ho visto altri siti orribili, con colori sgargianti da farti girare il capo e le budella.
Insomma, il sito è la vetrina di una azienda, che si spendano pure due soldi per fare le cose fatte bene.
Anche un sito semplice senza grossi orpelli grafici, ma ben impaginato e usabile, non costa chissà che.
Quindi, a chiunque di voi che voglia mettere su una attività come questa (ma non solo) il sito web è marketing, quindi non va preso sotto gamba. E se voi non siete in grado, affidatevi a un professionista (che di certo non utilizza front-page, si spera).
Le cose essenziali:
Una buona gabbia (divisione tra contenuti testuali, link, ecc)
Navigazione intuibile (se clicco su un tipo link cerco determinate informazioni. Es: se clicco su un link tipo come pubblicare con noi mi aspetto di trovare tutte le info che servono a tale scopo (pubblicate con contributo o meno, come e dove inviare il manoscritto, tempi di attesa, ecc...))
Un bel logo.
Una buona impaginazione di testi e immagini.
Non usate più di tre colori.
Attenzione ai testi, il colore non deve confondersi con quello dello sfondo.
E inoltre date le informazioni essenziali e nel modo più semplice.
Per migliorare l'usabilità sarebbe opportuno mettere qualche script (php è meglio):
Un piccolo motore di ricerca (per titolo e/o autore)
e per la vendita un bel catalogo con tanto di carrello e possibilità (eventualmente) di collegarsi con qualche server sicuro per pagamento con carte di credito, tipo Banca Sella.
Fate di tutto per rendere facile comprare i vostri prodotti e date più modalità di pagamento.
Inoltre una newsletters non è male. Per informare i vostri clienti delle nuove uscite o eventi.
martedì 4 marzo 2008
Ma perché non sono nato americano?
Da un po' di tempo, spinto da fervente curiosità, mi aggiro tra il panorama americano, guardando i cataloghi delle case editrici americane e posso affermare con certezza che è il paese della fantascienza, cari miei.
Ma credo di non dirvi nulla di nuovo.
Prima di tutto lì non hanno paura di etichettare un romanzo “Science Fiction” anzi, molte case editrici ci mangiano alla grande. Ne ho trovata una che pubblica solo fantascienza e fantasy e non solo è un piccolo colosso nel US ma ha anche punti di rappresentanza in Canada, UK, e Australia. In Italia una cosa del genere è impensabile.
Chiaramente i fattori che indicano che la fantascienza è un buon affare negli Usa sono vari. In primis la popolazione e dieci volte la nostra, inoltre leggono più di noi. Ma sopratutto, per loro la fantascienza è considerata un capo saldo della loro cultura. Invece di aver Foscolo loro hanno Asimov, invece di Pirandello loro protendono per Gibson. E io, come autore di fantascienza mi chiedo, ma perché non sono nato americano? A quest'ora, magari, avrei una mezza dozzina di libri pubblicati e un bel conto in banca.
Ma una lampadina mi si accende tra le tre e le quattro di notte, non chiedetemi cosa stavo facendo. La parola esce dalla mia testa con forza: “traduzione”. Ovviamente la goduria dura poco. Non sono un granché con l'inglese e farsi tradurre costa un casino. Adesso, gli americani accettano di buon grado le novità, forse, ma come andrebbe un romanzo di fantascienza scritto da un italiano nel paese della fantascienza? Loro di autori del genere ne hanno un fottio, che gli frega di un bauscia che viene d'oltreoceano?
Mah...
Ma credo di non dirvi nulla di nuovo.
Prima di tutto lì non hanno paura di etichettare un romanzo “Science Fiction” anzi, molte case editrici ci mangiano alla grande. Ne ho trovata una che pubblica solo fantascienza e fantasy e non solo è un piccolo colosso nel US ma ha anche punti di rappresentanza in Canada, UK, e Australia. In Italia una cosa del genere è impensabile.
Chiaramente i fattori che indicano che la fantascienza è un buon affare negli Usa sono vari. In primis la popolazione e dieci volte la nostra, inoltre leggono più di noi. Ma sopratutto, per loro la fantascienza è considerata un capo saldo della loro cultura. Invece di aver Foscolo loro hanno Asimov, invece di Pirandello loro protendono per Gibson. E io, come autore di fantascienza mi chiedo, ma perché non sono nato americano? A quest'ora, magari, avrei una mezza dozzina di libri pubblicati e un bel conto in banca.
Ma una lampadina mi si accende tra le tre e le quattro di notte, non chiedetemi cosa stavo facendo. La parola esce dalla mia testa con forza: “traduzione”. Ovviamente la goduria dura poco. Non sono un granché con l'inglese e farsi tradurre costa un casino. Adesso, gli americani accettano di buon grado le novità, forse, ma come andrebbe un romanzo di fantascienza scritto da un italiano nel paese della fantascienza? Loro di autori del genere ne hanno un fottio, che gli frega di un bauscia che viene d'oltreoceano?
Mah...
Voci marziane numero 3
Il terzo numero è uscito con un boom dei download.
In effetti il terzo numero ha dei pezzi interessanti, per primo, una bella intervista a un editore di fantascienza.
Questo piccolo successo mi fa pensare che la gente ama sentire i cavoli degli altri pertanto sono tentato di continuare su questa strada, ed è per questo che sono già alla caccia di un editore e qualche autore a cui porre le mie domande.
In effetti il terzo numero ha dei pezzi interessanti, per primo, una bella intervista a un editore di fantascienza.
Questo piccolo successo mi fa pensare che la gente ama sentire i cavoli degli altri pertanto sono tentato di continuare su questa strada, ed è per questo che sono già alla caccia di un editore e qualche autore a cui porre le mie domande.
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